

L’anoressia nervosa è un disturbo
alimentare che colpisce essenzialmente le adolescenti, le cui cause possono
essere molteplici e non ancora ben identificate. Fattori biologici, psicologici
e socioculturali giocano un ruolo importante, tuttavia è difficile comprendere
il peso di ciascuna componente e individuare tutte le cause della malattia. I
fattori di vulnerabilità sono: bisogno di controllo, bassa autostima,
perfezionismo, ricorrenza a diete restrittive e idealizzazione della magrezza.
Proviamo a comprendere che cosa
prova tuo figlio.
Al centro dei suoi pensieri c’è la preoccupazione per il peso, la forma del corpo e paura del cibo. Tuo figlio è una persona totalmente concentrata sulla propria immagine corporea che vede in modo distorto. È come se la sua mente proiettasse una figura nello specchio dai contorni allargati e non riesce a vedere la sua magrezza. In pratica ciò che vede è ciò che si è formato nella sua mente (Paul Schilder, 1935).
Tuo figlio ha un grande bisogno
di controllo e il criterio di autovalutazione è basato essenzialmente sulla sua
capacità di resistere al cibo e perdere peso. La figura sottostante rende bene
il concetto di schema di autovalutazione disfunzionale, cioè tuo figlio valuta
se stesso solo in base al peso e forma del corpo, più dimagrisce più è
superiore agli altri. Vengono a mancare altre aree di confronto per valutarsi,
come amici, sport etc per cui tende
all’isolamento.
Ha una forte paura di ingrassare e di conseguenza ha paura del
cibo, per cui il pasto è il momento più critico in cui si manifestano questi
grandi conflitti interiori.
La prima tentazione è quella di
pensare che la persona affetta dal disturbo possa semplicemente impegnarsi a
rientrare in sé. Se ad esempio a tuo figlio fosse diagnosticato un cancro,
penseresti che avrebbe bisogno di un immediato intervento medico. Se ricevesse
una diagnosi di anoressia, penseresti che basterebbe ricominciare a mangiare
per risolvere il problema, questo perché i conflitti interiori che alimentano
il disturbo non sono visibili ad occhio nudo oppure rilevabili attraverso esami
strumentali (TAC, esami del sangue etc).
Invece tuo figlio ha bisogno di
un intervento multidisciplinare (medico, psicologo, psichiatra, nutrizionista)
e coordinato per cercare di risolvere il problema il più presto possibile,
esattamente come si interverrebbe a seguito di una diagnosi di cancro.
Prova a sottoporti queste domande: che
cosa farei se si trattasse di una patologia fisica anziché mentale? Chiederei
un intervento medico? Mi affiderei ai loro suggerimenti? Se mio figlio non
presentasse miglioramenti immediati lo rimprovererei?
Per saperne di più consiglio la
seguente lettura:
- Dalle Grave, R., & el Khazen, C. (2022). Terapia cognitivo comportamentale per i disturbi dell’alimentazione negli adolescenti. Una guida per i genitori. Verona: Positive Press.
Un grosso in bocca al lupo!
D.ssa Chiara Picciarella
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